Quando si parla di patentino per droni, uno dei dubbi più comuni riguarda la differenza tra A1/A3 e A2. Il patentino A2 viene spesso descritto semplicemente come un attestato “superiore”, ma questa definizione rischia di creare confusione.
L’A2 è più precisamente un Certificato di Competenza di Pilota Remoto che permette di operare nella sottocategoria Open A2, rispettandone naturalmente tutte le condizioni.
Il suo vantaggio principale riguarda la possibilità di effettuare determinate operazioni più vicino alle persone non coinvolte rispetto alla sottocategoria A3.
Vediamo quindi quando serve realmente e cosa permette di fare.
Cos’è il patentino A2
Quello che comunemente chiamiamo “patentino A2” è il Certificato di Competenza di Pilota Remoto per la sottocategoria Open A2.
Fa parte del sistema europeo previsto per le operazioni con droni in categoria Open.
Per conseguirlo è necessario essere già in possesso dell’attestato A1/A3, completare l’addestramento pratico autonomo previsto e superare un ulteriore esame teorico.
Se non conosci ancora il livello precedente, puoi partire dalla nostra guida dedicata al patentino A1/A3.
Quando serve il patentino A2?
L’A2 diventa particolarmente interessante quando vuoi utilizzare un drone di classe C2 nella sottocategoria Open A2.
In questo scenario puoi operare più vicino alle persone non coinvolte rispetto alle condizioni previste dalla sottocategoria A3.
Questo non significa però che l’A2 permetta di volare liberamente ovunque o sopra chiunque.
È fondamentale distinguere:
avvicinarsi alle persone non coinvolte da sorvolare le persone non coinvolte.
Sono due situazioni diverse.
A quale distanza dalle persone permette di volare?
Nella sottocategoria A2, utilizzando un drone di classe C2, devi mantenere normalmente una distanza orizzontale di sicurezza di almeno 30 metri dalle persone non coinvolte.
Questa distanza può essere ridotta fino ad almeno 5 metri quando è attiva la funzione a bassa velocità prevista dal drone e dopo aver valutato le condizioni dell’operazione.
Non significa quindi che basti attivare una modalità del drone per poter automaticamente arrivare a 5 metri da chiunque.
Il pilota deve comunque considerare diversi fattori, come condizioni meteorologiche, prestazioni del drone e caratteristiche dell’area sorvolata.
Con l’A2 posso sorvolare le persone?
No. La possibilità di operare più vicino alle persone non equivale al diritto di sorvolarle.
In Open A2 l’operazione deve essere effettuata mantenendo la distanza prevista dalle persone non coinvolte.
Rimane inoltre vietato il volo sopra gli assembramenti di persone.
L’A2 serve per tutti i droni sopra 250 grammi?
No.
Questo è uno degli equivoci più frequenti.
Il semplice superamento dei 250 grammi non significa automaticamente che sia necessario conseguire l’A2.
Il certificato richiesto dipende dalle caratteristiche del drone e soprattutto dal tipo di operazione che vuoi effettuare.
Per esempio, esistono operazioni che possono essere effettuate con il solo A1/A3 pur utilizzando droni superiori a 250 grammi, purché siano rispettate le condizioni previste dalla relativa sottocategoria.
Per questo motivo la domanda corretta non è soltanto:
“Quanto pesa il mio drone?”
ma anche:
“In quale sottocategoria posso e voglio utilizzarlo?”
A2 e droni di classe C2
Il caso più rappresentativo dell’A2 è quello dei droni con marcatura di classe C2.
La marcatura di classe europea non va confusa con il semplice peso del drone: C0, C1, C2, C3 e C4 identificano classi con requisiti e possibilità operative differenti.
Con un drone C2 e il certificato A2 puoi sfruttare le condizioni operative previste dalla sottocategoria A2, comprese le distanze dalle persone che abbiamo appena visto.
Senza i requisiti necessari per operare in A2, lo stesso drone può essere soggetto a condizioni operative differenti.
A2 significa poter volare in città?
Non automaticamente.
Possedere l’A2 può rendere possibili operazioni che con altri droni o in altre sottocategorie sarebbero più difficili, ma non costituisce un’autorizzazione generale a volare nei centri urbani.
Prima di ogni operazione bisogna considerare almeno:
- classe e caratteristiche del drone;
- sottocategoria dell’operazione;
- presenza di persone;
- distanze da rispettare;
- eventuali zone geografiche UAS;
- ulteriori limitazioni applicabili all’area.
Se il tuo obiettivo è capire cosa cambia concretamente in ambiente urbano, abbiamo una guida dedicata.
Con l’A2 posso volare nelle zone rosse?
No, non automaticamente.
Questo è un altro punto fondamentale.
Il certificato A2 riguarda le competenze del pilota e le condizioni operative della sottocategoria A2. Non elimina le restrizioni geografiche presenti nello spazio aereo.
Se D-Flight indica una limitazione o una zona nella quale l’operazione Open non è consentita alle condizioni che stai pianificando, possedere l’A2 non fa scomparire quella restrizione.
Prima di volare devi quindi continuare a verificare la cartografia ufficiale e le condizioni applicabili alla zona.
Nel piano editoriale approfondiremo separatamente anche le procedure relative alle zone rosse, proprio perché si tratta di un intento diverso rispetto al patentino A2.
Come si ottiene il patentino A2?
Per conseguire l’A2 bisogna soddisfare tre elementi fondamentali:
1. possedere l’attestato A1/A3;
2. completare e dichiarare l’addestramento pratico autonomo previsto;
3. superare l’esame teorico aggiuntivo A2.
L’esame approfondisce materie ulteriori rispetto all’A1/A3, tra cui meteorologia, prestazioni di volo, pianificazione e mitigazioni dei rischi a terra.
Non approfondiamo qui procedura, iscrizione, costi e modalità dell’esame perché abbiamo previsto un articolo specifico proprio per questo.
Questa separazione è importante: questa guida serve a capire cos’è l’A2 e quando serve, mentre la guida successiva spiegherà concretamente come conseguirlo.
L’A2 ottenuto in un altro Paese EASA vale in Italia?
La normativa europea consente il riconoscimento dei certificati previsti per la categoria Open rilasciati dagli Stati membri UE/EASA.
Questo significa che un A2 regolarmente conseguito presso un altro Stato EASA può essere utilizzato anche in Italia, nel rispetto delle regole applicabili all’operazione nel nostro Paese.
È proprio per questo che nel nostro piano approfondiremo anche alcune possibilità offerte da altri Paesi europei, mantenendole però separate dalla spiegazione generale dell’A2.
Quanto dura il patentino A2?
Il certificato A2 ha una validità di 5 anni.
Alla scadenza deve essere rinnovato secondo le procedure previste.
Anche questo argomento merita una guida separata, perché riguarda non soltanto l’A2 ma più in generale durata e rinnovo delle competenze del pilota remoto.
A1/A3 o A2: quale scegliere?
Non bisogna considerarli semplicemente come due patentini alternativi.
L’A1/A3 costituisce la base necessaria per arrivare all’A2, mentre l’A2 aggiunge possibilità operative specifiche.
In termini molto semplici:
A1/A3 → formazione di base richiesta per diverse operazioni Open;
A2 → competenza aggiuntiva che consente, nelle condizioni previste, di operare in Open A2 e più vicino alle persone non coinvolte con droni idonei.
Abbiamo previsto una guida separata per confrontare nel dettaglio i due livelli senza appesantire questo articolo.
In sintesi
Il patentino A2 non serve semplicemente perché un drone pesa più di 250 grammi e non è un’autorizzazione per volare ovunque.
È il certificato di competenza che permette di effettuare operazioni nella sottocategoria Open A2, rispettandone le condizioni.
Il caso più rappresentativo è l’utilizzo di un drone di classe C2, con il quale è possibile operare mantenendo normalmente almeno 30 metri dalle persone non coinvolte, distanza che in determinate condizioni può essere ridotta fino ad almeno 5 metri utilizzando la funzione a bassa velocità.
Per conseguirlo bisogna prima possedere l’A1/A3, completare l’addestramento pratico autonomo e superare l’esame teorico aggiuntivo.
Se invece vuoi prima avere una visione complessiva dei diversi attestati e capire quale può servirti, parti dalla nostra guida generale ai patentini per droni.

